Capitolo 1.8: Tutto a posto

Gennaio 20, 2008

Progetto Chrono, Point Destiny.
Due giorni dopo…

Era indredibile.
Ce l’avevano fatta: Eve ancora non sapeva come ma ce l’avevano fatta.
Le ricostruzioni, i dettagli, tutto quanto combaciava alla perfezione.
Non era questione di semplice fortuna ma un vero e proprio atto investigativo in piena regola.
Tutto era finito, ormai.
Caso chiuso, con successo.
Eve si avvicinò a John, appoggiato alla balconata.
<<Agenti speciali, aerei che cadono.>> disse Eve <<Avremo mai un caso normale sul quale lavorare?>>.
John la guardò.
<<Non credo, se vogliamo continuare a giocare con questo bel giocattolo.>>.
Eve fissò il chamber, sotto di loro, a metri di distanza.
<<E’ triste.>> disse poi la ragazza.
<<Cosa?>>.
<<Tutto questo: prima ci attivano con un caso di prova selezionato fra molti. Poi ci stoppano per mesi. Ed ora ci riattivano in stato di emergenza.>>.
<<Già.>> rispose John <<Sembra quasi che dietro non ci sia una logica, non è così?>>.
<<Siamo sicuri che meriti utilizzare questo strumento? Merita alterare la realtà per i nostri scopi?>>.
<<I nostri scopi sono buoni.>> rispose John.
<<I tuoi sono buoni, John. I miei lo sono. Anche quelli del direttore. Ma sei pronto a giurare su tutta la catena di comando da qui al Dipartimento della Difesa?>>.
John la fissò, senza rispondere.
<<Appunto.>> continuò lei <<E, come ti ho detto, è triste. Siamo autorizzati e messi in standby con un andirivieni di approvazioni del Presidente, del Dipartimento. E’ troppo casuale.>>.
<<Beh, consolati di aver salvato delle vite, ieri.>>.
<<Le abbiamo salvate realmente?>> chiese Eve <<O le abbiamo semplicemente consegnate nelle mani sbagliate?>>.
<<Che vuoi dire?>>.
Eve scosse la testa e si allontanò dalla balconata.
<<Che dovremo tenere gli occhi aperti. Sempre.>>.
Eve lasciò la balconata ed il distretto, mentre John rimase a fissarla.
I dubbi di Eve gli avevano lasciato il segno.
Fissò di nuovo il chamber.
E pensò che, nonostante tutti i dubbi, nonostante tutte le perplessità, qualcosa di buono, in quei giorni, ne era uscito.
Alla fine sorrise.
Perchè sentiva che almeno per un pò, era tutto a posto.


Capitolo 1.7: L’assenza di prove è una prova?

Gennaio 19, 2008

Progetto Chrono, Point Destiny
John scorse con lo sguardo le tre operatrici che, prontamente, cercarono altre informazioni riguardo quel fatidico volo diplomatico.
Passarono attimi di silenzio, regolarmente interrotto dal brusio di sottofondo del chamber e da eventuali spie acustiche delle console.
Eve mosse alcuni passi accanto al corridoio del Learjet 60, in volo verso Mombasa.
Cercava in tutti i modi di carpire qualcosa di interessante.
E sebbene non riuscisse a cavarne un ragno dal buco quel qualcosa di interessante arrivò comunque.
<<Ho qualcosa.>> disse Jessica Arthur, alla sua console dello spazio <<L’aereo, in questo momento, si sta livellando ad una nuova quota.>>.
<<Cosa?>> chiese l’uomo del Dipartimento della Difesa accanto al Direttore <<Come sarebbe a dire?>>.
Eve gli fece segno di tacere, il che lo prese un pò alla sprovvista.
Non se lo aspettava ma preferì, in quel momento, non interferire ancora.
Eve si voltò verso la Arthur.
<<Puoi essere più chiara?>>.
<<Non con questo frammento.>> rispose la giovane donna <<Sembra che manchino alcuni dettagli.>>.
Eve fissò John, in attesa di una conferma.
<<E’ possibile?>> chiese poi.
John annuì.
<<Può capitare.>> rispose il detective Vartan <<Che qualche frammento non sia completamente ricreato, Eve. Considera che questo, ufficialmente, è solo il nostro secondo tentativo.>>.
<<Ok, ok.>> rispose Eve <<Anche se non sappiamo nè il perchè nè di quanto sappiamo però che questo aereo sta scendendo.>>.
Fissò un punto indistinto del corridoio del Learjet 60 quasi a fare mente locale.
<<Ma.>> aggiunse poi <<Sappiamo che lo sta facendo. Perchè?>>.
<<Eseguo un controllo.>> rispose Darla McCornack.
John fissò il Direttore che, di rimando, lo fissò come a dire ‘ragazzi, ci stiamo giocando la partita in questo extra inning’.
John odiava viaggiare sul filo di lana.
Avevano una tecnologia quasi fantascientifica.
Dovevano sfruttarne appieno le potenzialitò.
<<Ecco.>> disse la McCornack <<La correzione di quota è stata decisa a fronte del rilevamento di un malfunzionamento di uno dei flap.>>.
<<Cosa?>> chiese di nuovo l’uomo del Dipartimento della Difesa <<Quell’aereo è stato controllato due volte prima di essere utilizzato. Avevamo un nostro uomo, sopra, non potevamo correre nessun rischio.>>.
Eve si voltò a fissarlo.
Di nuovo.
E questa volta il suo sguardo non ammetteva repliche.
L’uomo avrebbe voluto ribattere ma lo sguardo di Eve sembrò persuaderlo del contrario.
Eve, quindi, si voltò verso John.
<<Voglio vedere quel flap.>> disse <<Ora.>>.
John annuì e prese posto alla sua postazione.
Dopo qualche secondo il corridoio, i passeggeri e la mezza carlinga del Learjet 60 svanirono col consueto suono rimescolante di tempo fluido.
Poco dopo apparve un altro frammento, legato alla batteria di flap dell’ala destra.
<<23 dicembre 2007.>> disse <<Ore 10:14 del mattino. Questo frammento dura 145 secondi.>>.
Eve si avvicinò al frammento ricreato nella safe area.
Il flap sembrava a posto.
L’ala del Learjet 60 stava vibrando ma era una cosa normale vista la quota e la velocità.
<<Non sono un’esperta del ramo.>> disse Eve <<Ma non vedo nulla che.>>.
<<Eve?>> la richiamò John.
Perchè Eve si era bloccata?
Perchè non aveva continuato la frase?
<<Eve, che c’è?>> le chiese ancora John.
Eve si era flessa sulle sue ginocchia, osservando l’ala da un’altra angolazione.
<<Spazio.>> disse poi <<Rimuovi lo strato esterno dell’ala.>>.
<<Subito.>> rispose la Arthur.
Il tempo fluido, rimescolandosi, rimosse lo strato di rivestimento esterno dell’ala svanì.
<<Eve?>> chiese ancora John <<Cosa c’è che non va?>>.
<<Eve!>> la richiamò il Direttore <<Hai trovato qualcosa? E’ stato messo qualcosa?>>.
Eve allungò il braccio, indicando qualcosa esattamente di fronte a sè.
<<Qui non è stato messo nulla.>> rispose poi quasi incredula <<Qui manca tutto.>>.


Capitolo 1.6: Tutti a bordo

Gennaio 12, 2008

Progetto Chrono, Point Destiny
Eve prese fiato.
Lentamente.
Chiuse gli occhi e chinò il capo.
Stava accadendo di nuovo.
Ancora una volta.
Sapeva che quando avrebbe riaperto gli occhi il chamber le avrebbe mostrato qualosa in merito alla loro indagine.
E così fu.
Sentì il tipico suono ribollente del tempo fluido ricreare qualcosa all’interno del perimetro del chamber.
Quindi aprì gli occhi e mosse alcuni passi all’interno della safe area.
Davanti ai suoi occhi occhi vi era il corridoio di un Learjet 60 con a bordo la delegazione diplomatica americana in viaggio verso Mombasa.
Sebbene fosse aldilà delle vetrate protettive del chamber, riusciva quasi a distinguere le dita degli operatori muoversi sulle loro tastiere, in cerca di informazioni.
Erica Fosset, l’operatrice alla console del tempo, prontamente ruppe il silenzio con il suo solito tono sicuro.
<<23 dicembre 2007.>> disse <<Ore 10:12 del mattino. Questo frammento dura ben 8 minuti.>>.
Eve annuì e scrutò con attenzione i passeggeri.
<<John?>> chiese quindi <<Cosa mi puoi dire?>>.
John la fissò dall’altra parte della vetrata, incrociando le braccia.
<<Ci hanno formito le analisi dei reperti dell’aereo.>> disse il detective Vartan <<E grazie a questi siamo risaliti ad un frammento dell’aereo schiantato. Siamo risaliti, quindi, ad un frammento antecedente allo schianto. E’ il primo che abbiamo trovato. Se ne vuoi un altro, fammelo sapere.>>.
Eve scosse il capo come a dire ‘va bene così’ e quindi, senza distogliere lo sguardo dal corridoio del Learjet 60, in volo verso Mombasa, e dai suoi passeggeri diplomatici, semplicemente si limitò a chiedere <<Spazio?>>.
La risposta giunse da Jessica Arthur, alla console dello spazio.
<<L’aereo sta volendo in direzione di Mombasa. Ha lasciato l’aeroporto di Nairobi e prosegue secondo la rotta stabilita. Nulla di specifico da segnalare.>>.
<<A che quota viaggia?>> chiese Eve voltandosi verso la Arthur.
La ragazza controllò.
<<Alla quota stabilita dall rotta.>> rispose Jessica <<Nulla da segnalare a riguardo.>>.
Eve mosse alcuni passi ancora più vicino al frammento ricreato.
Il chamber stava mostrando il corridoio dell’areo, i passeggeri, la porta della cabina e l’intelaiatura della cabina. All’aereo mancavano le pareti della carlinga altrimenti Eve avrebbe avuto difficoltà a sbirciare all’interno.
Si avvicinò, facendo attenzione a non invadere l’area di frammento ricreata, ai passeggeri.
Poi, prontamente, passò in rassegna anche il <<Contesto?>>.
Darla McCornack operò sulla sua console.
<<L’equipaggio è composto da 8 persone. Fra di loro è confermata la presenta di Edward Mengha e dalle informazioni che ci hanno fornito è confermato che si tratti di un agente della CIA.>>.
<<Ottimo.>> rispose Eve. Poi si voltò verso John.
<<Qual è?>> chiese.
John le indicò la seconda fila di seggiolini, sulla destra.
<<E’ quello con la giacca scura.>> le disse.
Eve circumnavigò la rappresentazione del Learjet 60 e si portò verso il passegero indicato: Edward Mengha.
<<Cosa vedi?>> le chiese John.
Eve scrutò con attenzione la scena.
Sapeva che ogni secondo perso poteva essere invece importante.
Quindi focalizzò la sua attenzione sul contesto attorno a Mengha.
Passarono attimi di silenzio poi, alla fine, John la richiamò.
<<Eve?>>.
Eve scosse il capo.
<<Non vedo nulla di anomalo.>> disse poi <<Cos’altro abbiamo?>>.