Tempo Fluido

aprile 22, 2007

Denominazione: Tempo Fluido
Riferimento: #97834-644

DESCRIZIONE SOMMARIA

Sintetizzato per la prima volta nei laboratori del MIT nel 2006 il tempo fluido è, per definizione, un isomero transcronico. Con questo termine gli scienziati indicano che il composto è di natura cronale, cioè formato da particelle elementari ipotizzate solo in teoria, i cosiddetti croni. La sintesi di queste molecole è un’operazione decisamente complessa e può essere ottenuta solo unendo fra loro croni di 3 differenti tipologie: i croni di Abrams, i croni di Stewart ed i croni di Reeves. Un crone è una particella altamente instabile ed è ritenuta, secondo gli ultimi studi, l’elemento costituente il tempo all’interno del continuum così come lo conosciamo.

L’energia necessaria a fondere i legami dei croni fino a formare una molecola di tempo fluido è proporzionale alla dimensione della molecola stessa. E’ possibile, infatti, ottenere due molecole di dimensioni differenti dalla fusione dei croni. La prima molecola, assolutamente instabile al momento, è chiamata L-21 ed è ancora oggetto di studi approfonditi nei laboratori del MIT e della NASA. La seconda molecola, denominata L-22, è invece stabile e perfettamente coerente ed è, al momento, utilizzata come elemento di ricostruzione dal chamber.

Fig. 1: Dislocazione dei Croni in una molecola L-22 di Tempo Fluido

La molecola L-22 è, di fatto, di dimensioni superiori rispetto alla molecola L-21. Gli scienziati, infatti, credono che il prossimo passo sarà rendere stabile questa L-21 al fine di poter essere utilizzata come elemento di ricostruzione dal chamber.

Il Tempo Fluido, per poter essere utilizzato come elemento di ricostruzione dal chamber, deve essere mantenuto all’interno di particolari blocchi di contenimento, che sottostanno alle regolamentazioni del NRC (Nuclear Regulatory Commission) e del DOT (Department Of Transportation).

Fig. 2: Blocco di contenimento del Tempo Fluido

Questi blocchi sono disposti sotto la struttura del chamber a formare un reticolo e sono i responsabili dell’emissione delle molecole L-22 all’interno della safe area.


Project Chrono Jumpsuit

aprile 22, 2007

Denominazione: Project Chrono Jumpsuit
Riferimento: #1181-0326-0007-B

DESCRIZIONE SOMMARIA

La jumpsuit indossata da chi è autorizzato ad entrare all’interno della safe area del chamber è lo strumento primo di interfaccia con il chamber stesso. Progettata esplicitamente per essere indossata dal detective Lauren, al momento rappresenta l’unico esemplare esistente di jumpsuit. Le molecole che compongono la jumpsuit sono state esposte ad una emissione coerente di particelle di tempo fluido, secondo la dinamica gamma.

La jumpsuit al suo interno ospita numerosi strumenti diagnostici e di interfaccia con il chamber ed anche dispositivi di emergenza, introdotti solo a partire dal modello #A, che possono fare la differenza fra la vita e la morte dell’operatore se dovesse presentarsi un’emergenza durante le indagini.

RELAZIONE TECNICA

L’aspetto tipico della jumpsuit è mostrato in figura.

Fig. 1: Analisi del modello #A

[1]: Distintivo del distretto di Point Destiny.

[2]: Etichetta nominativa dell’operatore.

[3]: Deflettori armonici frontali superiori. Schermano l’operatore dalle radiazioni di margine, ovvero dalle radiazioni emesse dalle particelle di tempo fluido quando un frammento è in ricostruzione. L’area di copertura è indicata nella seguente figura.

Fig. 2: Archi di Rifrazione e Indici di Deflessione

[4]: Informazioni ausiliarie relative alla manutenzione.

[5]: Informazioni ausiliarie relative all’utilizzo all’interno del chamber.

[6]: Deflettori armonici frontali inferiori. Schermano l’operatore dalle radiazioni di margine, ovvero dalle radiazioni emesse dalle particelle di tempo fluido quando un frammento è in ricostruzione. La loro copertura è inferiore ma più focalizzata perchè permettono all’operatore di muoversi in avanti quindi di camminare, operazione necessaria per poter interagire al meglio con il frammento ricreato.

[7], [8]: Piastre di rifrazione. Avvolgono gli stivali della jumpsuit per intero. Sono formate da microplacche di Ergal (una speciale lega di alluminio) polarizzate con la tecnica time-shift-first. Queste piastre permettono all’operatore di poter camminare all’interno di un frammento ricreato dal chamber senza problemi.

[9]: Codice a barre identificativo, letto dagli strumenti del chamber per acconsentirne l’affidabilità. Ogni chamber ha una ed una sola jumpsuit associata.

[10]: Deflettori armonici posteriori. Schermano l’operatore dalle radiazioni di margine, ovvero dalle radiazioni emesse dalle particelle di tempo fluido quando un frammento è in ricostruzione. Coprono un’area maggiore ma hanno una focalizzazione inferiore. Test e studi di progettazione hanno dimostrato che raramente un operatore procede a ritroso, all’interno di un frammento ricreato.

[11]: Guanti protettivi in kevlar temperato anamorfico, capaci di resistere alle altissime temperature e di poter afferrare ogni tipo di oggetto e superficie.


Chamber

marzo 8, 2007

Denominazione: Chamber
Riferimento: #1181-0326-0007

DESCRIZIONE SOMMARIA

Il chamber è una tecnologia sofisticata e delicata sviluppata dal dipartimento della difesa nel sottosuolo di un distretto di Polizia, quello di Point Destiny, in grado di discriminare il continuum spazio-temporale, di visualizzarne e ricrearne al proprio interno alcuni frammenti. Al contrario di un semplice strumento di visualizzazione il chamber permette, a chi ne varca il perimetro (safe area), di interagire con quel frammento di realtà, modificandone alcuni aspetti peculiari.

All’interno del chamber ogni frammento segue le regole fisiche della realtà e questo vale sia per chi è ricreato all’interno del chamber stesso sia per chi lo visita. Da quando si è scoperto che il continuum è composto da infiniti frammenti di realtà, slegati l’uno dall’altro se non per pochi dettagli caratterizzanti, questa tecnologia ha permesso di potervi interagire senza rischi. In parole povere, il chamber permette di manipolare la realtà ad un livello più semplice. Questa tecnologia, che utilizza a livello sperimentale il Tempo Fluido, è stata data in dotazione al distretto di Point Destiny come unità di prova.

RELAZIONE TECNICA

Il chamber si compone, ad un livello superficiale, di diverse macro unità quali il Palette Recognizer [PR], il Palette Decodificator [PD], il Frag Shifter [FS], la First Scram Unit [FSU], il Pitcher [PI], lo Spatial Buffer [SB], il Time Coder [TC], il Frag Coder [FC], la Second Scram Unit [SSU] ed il Focus [FO], secondo quando riportato nello schema a blocchi.

Fig. 1: Schema a blocchi del chamber

DESCRIZIONE MACRO UNITA’

[PR]: questa unità è la prima ad essere interessata nel momento in cui un operatore effettua, attraverso la sua console, l’inizializzazione della procedura di ricostruzione di un frammento (call) a partire da una serie di informazioni digitali della scena del crimine precedentemente collezionate (palette). E’ in grado di riconoscere le informazioni della palette e di processarne i contenuti nella maniera adeguata al fine verificare l’integrità dei dati stessi.

[PD]: ha il compito di decodificare i contenuti precedentemente processati dal [PR] e di discriminarli, per la prima volta, al fine di indirizzare al [FS] ed allo [SB] i dati relativi al frammento inerente alla palette inserita dall’operatore.

[FS]: ha il compito di ricombinare (shifting) le informazioni ottenute dal [PD] e di interpolarle a livello quantico con la propria matrice di trasposizione (roaming). In questo modo è in grado di inviare dati esatti sulla posizione del frammento e pilotare così la [FSU] in modo coerente.

Fig. 2: Energia di Roaming per Rifrazione/Dissipazione

[FSU]: questa unità, assieme alla [SSU] è il fulcro del funzionamento del chamber. I dati in arrivo dal [FS] sono trasformati dal dominio t al dominio w e convoluti quindi con un treno di campioni standard ottenuti con una tecnica chiamata two-ways base drain. I dati ottenuti dalla convoluzione con i campioni standard andranno a formare la cosiddetta base di frammento (frag base) che sarà usata dal [PI] come guida di tracciamento per il primo strato di ricostruzione.

[PI]: La guida di tracciamento (tracking spot) in arrivo dalla [FSU] è qui utilizzata per pilotare gli emettitori di tempo fluido che compongono il blocco (refraction). Dal momento che questi emettitori sfruttano solo la dinamica alpha e beta delle molecole di tempo fluido sono in grado di manipolare l’interno della safe area e di modificarne la struttura, andando a tratteggiarvi all’interno il frammento richiesto. Questa fase è detta di ghosting, dal momento che il frammento non è ancora del tutto ricreato ma solo delineato nei suoi tratti fondamentali.

Fig. 3: Diagramma di Rifrazione/Dissipazione

[SB]: riceve i dati dal [PD] così come sono e li stocca in quello che può essere visto come un array spaziale, dal quale potranno essere attinti dal [TC] e dal [FC].

[TC]: discrimina le coordinate temporali di un frammento dai dati prelevati dallo [SB]. Dopo una serie di trasformazioni non lineari è in grado di codificare le coordinate così trasformate secondo una tecnica bend-driven. La codifica temporale di un frammento, quindi, è inviata al [FC].

[FC]: un altro blocco fondamentale che, di fatto, aggrega i dati in arrivo dallo [SB] con la codifica temporale del [TC] andando a costruire un frame-slice che rappresenta l’unità base di ricostruzione di un frammento. Questo blocco non invia solo questo alla [SSU] ma anche un parity-frame di controllo che permette di ottemperare una correzione dei dati in caso di corruzione.

[SSU]: come per la [FSU] i dati in arrivo dal [FC] sono trasformati dal dominio t al dominio w e convoluti con un treno di campioni ad alta definizione ottenuti con la tecnica chiamata two-ways aft drain. I dati ottenuti formano la cosiddetta cresta di frammento (frag peak) che sarà usata, come nel caso precedente, dal [FO] come guida di tracciamento per l’ultimo strato di ricostruzione.

[FO]: La tracking spot in arrivo dalla [SSU] è utilizzata, con lo stesso meccanismo, per pilotare gli emettitori di tempo fluido che compongono questo blocco. I suoi emettitori, qui, sfruttano solo la dinamica delta delle molecole di tempo fluido. Questa fase è detta di carving, dal momento che il frammento è come scavato all’interno della safe area, poichè la polarizzazione della dinamica delta è in controfase con quella delle dinamiche alfa e beta, proiettate dal [PI].

Fig. 4: Spread del Tempo Fluido. Comparazione Globale

*nota: quando un frammento è cancellato dalla safe area, la polarizzazione delle tre dinamiche è invertita e si parla di dissipation.